SAIR

In arrivo gli arretrati… perché non corrispondono al lordo tabellare?

In arrivo il prossimo 26 dicembre l’accredito degli arretrati tabellari. Mentre ci accingevamo a scrivere con chiarezza la differenza notevole tra il lordo tabellare e il netto che si andrà a percepire, calcolando la situazione standard, il portale Orizzonte Scuola pubblicava un’analisi precisa e puntuale ad opera di Andrea Carlino che riportiamo nel link qui di seguito: https://www.orizzontescuola.it/arretrati-stipendio-docenti-e-ata-importi-al-netto-inferiori-al-previsto-dieci-casi-particolari-da-considerare/.

Le nostre tabelle rielaborate non hanno tenuto conto, anche perché la speranza è sempre tanta, di un elemento importante: ciò che si percepisce prima non si prende dopo, e così è stato. Infatti da aprile 2019 è presente sul cedolino paga l’indennità di vacanza contrattuale, che è aumentata fino a luglio 2022 quando è diventata quasi doppia a causa dell’ulteriore mancato rinnovo contrattuale 2022-24. La somma totale dell’indennità contrattuale va sottratta all’aumento contrattuale e dunque l’importo lordo non sarà più quello dalla somma prevista delle tabelle ma tra i 300/400 euro circa in meno. Cosicché abbiamo importi lordi totali inferiori su cui va a calcolarsi il netto.

Inoltre gli importi tabellare non tengono conto, come anche lo stesso Carlino sostiene, della storia professionale di ciascun docente o personale ATA e DSGA.

Dai proclami ai fatti c’è un abisso: avevamo detto che l’aumento stipendiale non era adeguato, oggi ne siamo più che certi che l’aumento a tre cifre è stata solo una vergognosa propaganda di chi siede in contrattazione in forza dei numeri!

Redazione

Reclutamento e mobilità dei docenti posto comune e dei docenti di religione

Incontro con il sen. Roberto Marti (LEGA)

Presidente della Commissione VII Istruzione e Cultura in Senato.

Intervenuto ieri sui canali social del sindacato Fensir  (SADOC e SAIR) e sulla pagina Facebook di Onde, il sen. Roberto Marti (Lega) quale presidente della commissione istruzione in Senato, è intervenuto su graduatorie concorsuali, nuovo reclutamento post riforma Bianchi e mobilità. 

In particolare, ha espresso attenzione verso le argomentazioni che i docenti hanno sottoposto sull’ economicità e sull’opportunità di trasformare le graduatorie di merito dei concorsi 2020-22 in graduatorie ad esaurimento, sottolineando la che maggioranza compatta sta prendendo in esame questa possibilità, ma anche  che si tratta di provvedimenti che, a giudizio del MEF, hanno comunque dei risvolti finanziari e che quindi vanno appunto sottoposti ad una valutazione di quella natura.  

 “L’Incontro è stato cordiale e positivo”, afferma la segretaria nazionale del Fensir  Sadoc, nonché amministratrice del gruppo facebook ONDE, Roberta Granata, “il sistema del reclutamento scolastico voluto dalla legge 79/2022 stenta ad essere applicato. Molti dei decreti che riguardano i docenti devono essere applicati e sostenuti anche dalle università ancora non pronte ad attuare quanto richiesto dalla riforma del reclutamento. È necessario dare risposte certe ai colleghi precari sprovvisti del titolo di abilitazione e così anche a chi è di ruolo, provvisto dei titoli di accesso necessari, ma ancora in attesa del concorso straordinario abilitante del 2020”

Riguardo alle sorti della riforma del reclutamento voluta da Patrizio Bianchi, il Sen. Marti, ha assicurato che il Ministero sta lavorando per portare a termine la pubblicazione dei decreti attuativi che rendono la legge 79/22 pienamente efficace, con particolare riferimento al bando di concorso per i docenti IRC nonché del concorso ordinario per i docenti di scienze motorie della scuola primaria.

“Accogliamo con favore la disponibilità del Presidente Marti a farsi da tramite per le questioni del personale docente e del personale docente di religione riguardo il decreto ministeriale per i relativi concorsi ordinari e straordinari” afferma Giuseppe Favilla segretario generale del Fensir. “Il reclutamento a tempo indeterminato del personale docente di religione è stato al centro delle battaglie contro il precariato sia della Lega ma anche di Fratelli d’Italia. Non possiamo non ricordare le proposte di legge e gli emendamenti alle varie leggi, nonché l’apporto alla definizione dell’attuale art. 47 comma 9 della legge 72/2022, del sen. Pittoni, votato nella legislatura appena trascorsa dalla Lega e da tutta la coalizione di governo. Siamo fiduciosi in un acceleramento della procedura”.

Il Presidente Marti ha infine anche toccato l’argomento della mobilità, ribadendo l’attenzione che, anche nella precedente legislatura, il suo partito ha avuto nei confronti dei vincoli di sede (ricordiamo gli interventi legislativi che hanno “ammorbidito” il vincolo con la reintroduzione delle assegnazioni provvisorie), e che si farà portavoce delle istanze sia in sede istituzionale che in sede politica.

Compito del Fensir Sadoc e del Fensir  Sair continuare nell’interlocuzione con il mondo della politica e con il governo al fine di dare risposte a tutta la categoria docente e alle loro specificità.

 Ufficio stampa

LA NUOVA LEGISLATURA HA INIZIO. FeNSIR, VOGLIAMO UNA POLITICA PER LA SCUOLA DURATURA ED EQUA.

Giovedì 13 ottobre ufficialmente si insediava il nuovo parlamento, Camera e Senato, espressione sicuramente della volontà della maggioranza degli elettori, che per circa il 44%, ha dato al centro destra la sua fiducia risultando la coalizione con il maggior numero di voti. Dalle urne si ha avuto una chiara indicazione dunque per il futuro del Paese e che, per la prima volta in assoluto, vede a Capo di Governo una donna: Giorgia Meloni. Fin qui è la cronaca, ma la FeNSIR insieme al Sadoc e al SAIR, sindacati federati, ha riflettuto in modo approfondito sulle politiche scolastiche proposte, sia dell’attuale nuova maggioranza, sia della nuova e attuale opposizione.

“Auspichiamo – afferma Favilla, segretario generale della FeNSIR – che i nuovi parlamentari, ma soprattutto il nuovo Governo, abbia particolare e positiva attenzione alla Scuola e ai suoi lavoratori. Attenzione dal punto di vista contrattuale, destinando velocemente almeno il doppio dei fondi per il nuovo contratto rispetto al contratto che sta per chiudersi, tra l’altro già scaduto. Il nuovo inquilino di viale Trastevere dovrà immediatamente provvedere con un atto di indirizzo all’apertura del nuovo contratto del comparto Istruzione e Ricerca, destinando alla scuola fondi non solo sufficienti, ma che diano dignità al lavoro dei docenti  e del personale ATA. È assurdo pensare che un collaboratore scolastico all’inizio della carriera percepisca, con il taglio del cuneo fiscale poco più di 1100 euro e un docente della scuola primaria 1350 euro. Nel 2011 le parti sociali barattarono per l’assunzione di 67mila docenti e personale ATA, la fascia 3, lasciando un gap di ben 9 anni a stipendio base, siamo convinti che bisogna andare verso ad una nuova definizione delle fasce stipendiali, che accorcino per tutti e indistintamente, la carriera archiviando per sempre ogni forma alternativa e discriminante, camuffandola come valorizzazione del docente, il famoso docente esperto”.

La FeNSIR negli incontri con la politica ha sottolineato più volte la necessità di percorrere per la scuola un sentiero di giustizia ed equità. Di debellare il precariato, prima di tutto. Di trovare un sistema snello di assunzione del nuovo personale, di aumento dell’organico. Ridurre il numero degli alunni per classe, guardando non al dato generale, dove il risultato è frutto di una media statistica sommando le classi delle scuole dei piccoli comuni, con le classi iper affollate delle città. Ma guardare al territorio e ragionare in un’ottica di ottimizzazione mirata e non solo generica: il dato medio di 27 alunni per classe per le scuole secondarie di secondo grado, in presenza anche di BES che hanno necessità di attenzione speciale, non favorisce una didattica davvero inclusiva e attenta alle diversità di apprendimento, medesima situazione nella scuola primaria e secondaria di primo grado.

“Il nuovo Ministero dell’Istruzione – afferma Roberta Granata segretaria SADOC – dovrà avere attenzione non solo  al precariato, una vera e propria piaga, ma alla condizione generale della scuola e del lavoro di ciascun operatore. Deve essere garantito un salario dignitoso; un percorso certo nel reclutamento; una carriera lineare senza discriminazioni o differenziazioni salariali tra gradi di scuola”.

Dello stesso parere è Attilio Piacente segretario SAIR: “ I docenti di religione devono avere finalmente la giusta attenzione che meritano. Deve trovare immediata applicazione l’art. 47 comma 9 della legge 79/2022, almeno per il concorso straordinario. Il nuovo Ministro dell’Istruzione deve emanare immediatamente il decreto che precede il bando. Ma non è sufficiente, bisogna andare verso una politica che valorizzi l’IRC e che si superi definitivamente l’ora del nulla che, in modo particolare nelle regioni del centro nord, dove le percentuali di chi scegli l’uscita dalla scuola è preoccupante: la scuola non può continuare ad avvallare una scelta non  educativa”.

La FeNSIR ha ribadito fin da subito la necessità di rivedere il sistema complessivo dell’Istruzione. Le sue proposte derivano direttamente dalla base. È la base che chiede attenzione, non sono i sindacati a chiedere attenzione. La FeNSIR considera il rapporto diretto con i lavoratori della scuola la linfa vitale e la condizione necessaria per la propria azione sindacale. L’attenzione costante ai docenti di ogni ordine e grado e ai docenti di religione, senza trascurare il middle management, il personale ATA e tutti gli altri lavoratori, è alla base della propria politica. La FeNSIR non solo rivendica salari maggiori ma vuole riportare il contratto nuovamente tra i lavoratori.

“Allo stato attuale, continua Favilla, sappiamo che c’è una confronto all’Aran tra i sindacati rappresentativi e l’Amministrazione per il nuovo contratto del comparto Istruzione e Ricerca. Come è noto i ragionamenti vengono fatti su bozze e su proposte di tabelle, perché il lavoratore, che è il vero e proprio protagonista deve venire a conoscenza del contratto solo 30 giorni prima della firma definitiva? Perché i lavoratori non aderenti alle sigle rappresentative oppure gli stessi territoriali delle sigle rappresentative, devono rimanere all’oscuro di quanto viene detto fino alla fine della contrattazione, ma solamente informati, in modo confusionario, dai loro segretari nazionali e in modo difforme da un giorno all’altro? Chiediamo che la bozza del Contratto Collettivo Nazionale sia pubblico e che tutte le sigle sindacali, a prescindere dalla percentuali,  debbano essere informati e chiamati ad esprimere almeno le loro posizioni, indire assemblee per la discussione, proporre referendum: il contratto non è un affare privato di trattativa, ma deve coinvolgere, e oggi ci sono tutti i mezzi per poterlo fare, tutti i sindacati. Riteniamo la norma che vieta a chi sta al di sotto soglia del 5% di consenso avere informative, di usufruire della possibilità di assemblee durante l’orario di servizio anticostituzionale e contro il lavoratore e il rappresentante che sceglie nella sua libertà costituzionalmente garantita”.

La FeNSIR proporrà all’amministrazione normative a tutela del lavoratore e della sua libertà di scegliersi la rappresentanza e che la stessa abbia accesso alle informative e a poter depositare le proprie considerazioni sui Contratti generali oltre a libero dibattito nei luoghi di lavoro con assemblee in presenza, per profili ecc. Una politica per il cittadino deve garantire la più ampia partecipazione e il contratto ne è una parte di questa democrazia. Consideriamo anacronistico il modo di procedere la trattativa sui contratti di carattere generale con 5 o 6 rappresentanti, che giustamente possono continuare a farlo, ma l’amministrazione deve portare al tavolo anche le istanze provenienti dalle sigle minoritarie che hanno diritto di essere ascoltati ed interpellate.

Le proposte della FeNSIR sono ad ampio raggio come la proposta sindacale e il suo statuto, valorizzare la specificità dei lavoratori e dare voce a ciascuno nelle proprie prerogative, chiedendo che la nuova legislatura e il nuovo governo attuino una politica duratura ma soprattutto equa, rispettando tutto il personale della scuola e i suoi rappresentanti.

Ufficio Stampa

15/10/2022

Un concorso che non c’è o che non si vuole?

di Giuseppe Favilla*

Lo scorso 29 giugno veniva pubblicata la legge 79 che prevede all’art. 47 comma 9 la modifica dell’art. 1bis legge 159/2019, il famoso e contestato, giustamente, emendamento Toccafondi che prevedeva dopo beh 16 anni dal primo ed ultimo concorso del 2004, un concorso ordinario selettivo.

Il neo articolo 47 comma 9, di fatto, anche se non pienamente, dà una risposta al precariato. Si tratta di una risposta soddisfacente? Possiamo definire tale affermazione una risposta piena alle istanze del personale docente incaricato annuale, precario da lungo corso oppresso da una precarietà endemica? Assolutamente no, ma è stato accettato perché contiene una speranza: la graduatoria che si determinerà sarà ad esaurimento.

Contestato precedentemente perché non ho definito il risultato ottenuto (un concorso straordinario per il 50% dei posti liberi in organico) come eccellente, oggi più che mai convinto, che, ogni mese che passa, non solo si possa considerare non eccellente quanto ottenuto ma nemmeno un “risultato”, infatti ad oggi non si è ancora mosso nulla.

Il bando dovrà essere preceduto da due passaggi fondamentali: un decreto del Ministro dell’Istruzione e da una autorizzazione del contingente che, rispetto a quello del 2021, è cambiato e dunque non rispecchia più il numero effettivo dei posti liberi previsti nell’organico del 70%. I posti autorizzati il 20 luglio del 2021 erano 5116. Posti autorizzati per il solo concorso ordinario, dunque di certo, salvo deroghe, procedere ad una nuova autorizzazione di posti oppure dividere gli stessi tra concorso ordinario e straordinario. Sarà compito del Ministro o del Direttore generale. Di certo la norma di legge (art. 47 comma 9 lettera b) non prevede che il ministro dell’istruzione individui i posti messi a concorso ed esperienza vuole, sarà il ministro della Funzione Pubblica a richiedere il contingente da mettere a concorso, sia nel caso del concorso ordinario che straordinario.

Nella fase successiva, invece, sarà il Ministro, con proprio schema a chiedere una valutazione al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), a definire i limiti entro il quale il Direttore Generale dovrà poi emanare il bando. Tale Decreto Ministeriale, se passerà indenne, la valutazione da parte del CSPI,  considerando che quello che esprime il Consiglio è solo un parere non vincolante, sarà la base del bando e da lì a qualche settimana al massimo si inizierà la vera e propria procedura concorsuale e che dovrà, ma non è perentorio, chiudersi entro un periodo tale da permettere a partire dall’anno 2022/2023 (giuridico) l’assunzione dei docenti di religione a tempo indeterminato.

Dopo questa lunga e forse anche non entusiasmante premessa, mi domando: ma questi concorsi, ordinari e straordinari, si vogliono veramente? C’è una volontà politica ed ecclesiastica (non ecclesiale perché è altro)? Come mai nessun ordinario diocesano ha accolto favorevolmente oppure criticamente il provvedimento di modifica dell’art. 1bis? Come è possibile che ancora una volta, modificato il tutto, con Decreti Ministeriali che vengono pubblicati nonostante a breve si insedierà il nuovo governo, proprio lo schema del decreto per il bando non veda la luce? Ebbene sono domande legittime e soprattutto le risposte dovrebbero essere doverose e non fumose da parte di chiunque.

Il 10 ottobre, in qualità di segretario della Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca (FeNSIR) di concerto con il Segretario Nazionale del Sair – nuovo Sindacato Autonomo Insegnanti di Religione, invieremo una lettera di chiarimenti al Ministero dell’istruzione, perché riteniamo che sia giunto il momento di avere delle risposte dal governo e non solo una norma che si sta rivelando come la legge 186 ancora una volta una falsa speranza.

Non possiamo più aspettare. I docenti incaricati annuali, vittime di ingiustizia e disparità volutamente pianificata da chi è da anni  al governo, senza distinzione di colore politico, chiedono che sia inizio subito al percorso di stabilizzazione, quel percorso tracciato dalla legge 79/2022, che seppur non pienamente soddisfacente, di fatto è un primissimo passo per colmare le disparità.

*Segretario Generale FeNSIR

5 ottobre, giornata del docente di qualità, inclusivo e per l’apprendimento di tutti

L’Agenda 2030 al punto 4 pone l’attenzione alla dimensione dell’istruzione e dell’insegnamento in generale, mettendo al centro la professionalità dei docenti: “Un’istruzione di qualità è la base per migliorare la vita delle persone e raggiungere lo sviluppo sostenibile”.

Sul termine qualità e valorizzazione, ogni governo in carica, ha dato una propria interpretazione, più o meno creativa, più o meno efficace, ma per lo più non condivisa dagli 800 mila docenti di ogni ordine e grado di scuola.

Accanto alla qualità dell’insegnamento non possiamo non considerare anche la condizione economica nonché lo status proprio del docente, sempre più oppresso da una burocrazia prima cartacea adesso in formato digitale, che non è certo focalizzata sulla qualità dell’insegnamento, ma sull’adempimento che  spesso opprime il docente, assoggettato al controllo di qualche dirigente scolastico poco illuminato.

“La scuola – dichiara Giuseppe Favilla, segretario generale della FeNSIR – è un luogo di apprendimento reciproco; è una realtà nella quale il talento, la passione, la dedizione, l’amore per la cultura, l’attenzione per la diversità, l’inclusività dei soggetti deboli, devono essere l’elemento fondante e fondamentale. Possiamo avere qualità nell’insegnamento se un docente è insoddisfatto, stanco, oppresso dal dover fare più che dal dover essere? No di certo! Come sindacati, rappresentativi o non, abbiamo il diritto/dovere di segnalare lo stato di disagio del docente; abbiamo il diritto/dovere di risolvere e rendere l’ambiente di lavoro, non solo sicuro (e non è la mascherina o il protocollo covid a renderlo tale), un ambiente piacevole da frequentare e da vivere in sinergico scambio di idee, parole, progetti, perché seppur, sembra ormai desueto come termine, insegnare resta quella che è sempre stato: una vocazione”.

La Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca vuole andare verso questi obiettivi, gli stessi suggeriti dall’Agenda 2030, un insegnamento di qualità. Una qualità che passa attraverso anche la serenità del lavoratore, del professionista dell’insegnamento, una stabilità del rapporto del lavoro debellando ad ogni livello e per tutti i docenti, dai docenti della scuola dell’infanzia ai docenti della secondaria di secondo grado, includendo anche i docenti di religione cattolica, tecno pratici, personale educativo, ogni forma di precariato. Debellare anche la condizione precaria degli stipendi, troppo bassa per ogni profilo, superamento della distinzione tra gli stipendi dei docenti della scuola dell’infanzia/primaria con i docenti della secondaria di primo e secondo grado: l’impegno e la passione nell’insegnare non è diverso nei gradi. In tutti i settori è necessario il medesimo impegno e la stessa dedizione e tutti i docenti hanno la stessa e medesima funzione nonché obiettivo: formare i cittadini del futuro.

“Non possiamo dimenticare la professionalità con cui i docenti, tutti i docenti, senza distinzione di ruolo o non ruolo, conclude Favilla, attuano strategie inclusive per gli alunni con BES e non solo. Non è una novità. Lo si è sempre fatto anche quando non erano previsti PDP o PFP per la valorizzazione degli studenti atleti ecc. La scuola di oggi è migliore di quella di ieri? Possiamo trovare opinioni diverse, opinioni a favore e contro, ma di certo, il docente, chiamato non a riempire vasi, ma ad accendere un fuoco nei propri studenti e studentesse (cfr Plutarco), è stato sempre il professionista dell’innovazione, anche se radicato nella tradizione; è stato l’antesignano dell’inclusività, nonostante visioni più o meno contrastanti, anche sociali, dando strumenti elementari e garantendo, nei limiti di ciascun studente, il successo formativo. I docenti non dimentichino: ciò che sono e ciò che è la scuola oggi non è altro che il frutto buono, spero, di ciò che si è seminato nel passato”.

L’augurio della FeNSIR a tutti i docenti perché guardando al passato, leggendo la realtà presente, siano proiettati ad un futuro sempre qualitativamente elevato, inclusivo garantendo a tutti l’apprendimento non solo di contenuti, ma di uno stile di vita aperto all’altro, all’ambiente, al mondo intero.

Abolizione dell’ora di religione, Piacente, la solita propaganda politica in prossimità delle elezioni.

Abolizione dell’ora di religione, Piacente, la solita propaganda politica in prossimità delle elezioni politiche.

Favilla, conferma della cecità di quella politica che non fa bene al paese? Saranno i posteri a giudicare.

Non passano inosservate le affermazioni di talune nuove “forze” politiche riguardo le proposte per la scuola del proprio partito o coalizione.

“Come al solito, in prossimità delle elezioni politiche, afferma l’Avv. Attilio Piacente, segretario nazionale del FeNSIR-SAIR, ecco che spuntano fuori discorsi e proposte di legge acchiappavoti, o acchiappa visibilità, e non si può non far notare la prima cosa: mancanza di rispetto dei lavoratori! E già, perché Irc si o Irc no, bisogna sempre ricordarsi che si tratta di persone, ormai quasi tutti  laici, lavoratori, laureati e specializzati in una materia che si è confermata quale  disciplina formativa, orientata e basata sul rispetto dell’”altro”, perché le diversità culturali sono una ricchezza per qualsiasi paese civilizzato!

Ed allora questi politici mostrano tutta la loro “fragilità” culturale e a volte anche la loro vera e propria ignoranza (nel senso che non sanno come funziona l’ora di religione, ma ne parlano!) allorché “dimenticano” che sia nella scuola dell’infanzia che nella primaria, nonché nella secondaria di primo e secondo grado, tale ora è sempre facoltativa e l’istituto di avvalersi o meno esiste ormai da quarant’anni. Ignorano che la percentuale più alta si raggiunge proprio in tali fasce di età (infanzia, primaria e secondaria di primo grado), il che significa che le famiglie “gradiscono” che i loro figli frequentino l’ora di Irc.

Favilla, segretario generale della Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca, non lascia perdere l’occasione per  sottolineare come la proposta di abolire l’IRC nel primo ciclo non fa altro che dimostrare che qualche cosa non va per il giusto verso. Non si ha contezza nemmeno dei numeri che ci stanno dietro, uomini e donne,  laiche e laici che con l’IRC non solo hanno portato nella scuola la passione per l’insegnamento e lo dimostrano i dati percentuali degli avvalentisi, ma anche che sono dei lavoratori, migliaia di lavoratori, parliamo di 18000 docenti del primo ciclo, con rispettive famiglie a cui ognuno di loro deve garantire serenità. Inoltre di questi 18000 oltre 11000 sono ancora con un contratto a tempo determinato. Che fine farebbero? Certe affermazione non forse conferma di quella politica che non fa bene al Paese? Saranno i posteri a giudicare, conclude Favilla.

Conclude Piacente: “Ed allora, prima di tutto il rispetto per questi lavoratori che come me hanno dovuto aspettare più di 20 anni per essere di ruolo, o che nonostante insegnino da diversi anni (10,15), ancora non lo siano! Vista e considerata la proposta di legge di riforma della scuola, nel programma politico di Possibile, la formazione politica di Civati e Brignone, oggi come oggi, 19 agosto 2022  mi verrebbe voglia di lanciare una provocazione: ma perché non rendere tutte le materie scolastiche, al pari dell’Irc, facoltative?

Ufficio Stampa

FeNSIR-SAIR

IdR INSERITI IN GPS PER LE SUPPLENZE DI ALTRO INSEGNAMENTO

Le GPS hanno il compito di assegnare al personale precario le cattedre libere a docenti che liberamente,
presentando la domanda entro il termine del fissato dall’Amministrazione che, come sappiamo, per
quest’anno è il 16 agosto alle 14.
Ebbene una particolare categoria di precari, quali i docenti di religione cattolica, il cui reclutamento è
“normato” da regole diocesane del tutto differenti da quelle Statali, si trovano nella condizione di dover
rinunciare alla possibilità di ricevere un contratto, di qualsiasi tipologia, posto comune o sostegno oppure
della classe di concorso per cui si ha titolo e si è inseriti, per un tuffo in quello che non sempre è una
certezza la possibilità di un incarico annuale quale docente di religione.
Le diocesi, in modo difformemente l’una dall’altra, comunicano la conferma dell’incarico o il suo
conferimento in momenti diversi e sovente avviene dopo il 16 agosto e qualcuna anche gli ultimi giorni. “È
vero, non si tratta di un numero spropositato di docenti che si trovano ad affrontare la scelta, ma è
comunque giusto dare la possibilità, anche a questi colleghi – spiega Attilio Piacente neo segretario
nazionale del Nuovo SAIR, Sindacato Autonomo Insegnanti di Religione aderente alla Fe.N.S.I.R.
Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca – di poter ottenere un incarico annuale. È la condizione
dei nuovi incaricati o di coloro i quali si trovano in fondo alle liste diocesane, da poco conclusi gli studi.
Crediamo che sia giusto lasciare loro la possibilità di ricevere, nel caso un contratto a tempo determinato
eventualmente per una classe di concorso o posto dalle Graduatorie Provinciali delle Supplenze”.
La norma che prevede l’esclusione dalla possibilità di ricevere una proposta successiva di un contratto al 31
agosto o al 30 giugno, oppure di optare per spezzoni superiore alle 6 ore, utili anche al completamento ore
cattedra, eventualmente in caso di destinati di uno spezzone di religione, di fatto è una norma che
penalizza molto i docenti di religione all’inizio della loro carriera. “Si potrebbe chiedere alla CEI di
uniformare le procedure di conferma e conferimento nomine entro il mese di luglio?” Si domanda Favilla,
adesso Segretario Generale della Fe.N.S.I.R. e docente di religione, “Sì, ma è anche vero che passare da un
sistema discrezionale qual è quella delle modalità di assegnazione delle ore di religione a quello di una
procedura unitaria la vedo difficile in tempi brevi”
“Di certo – conclude Favilla – sarebbe bastato aggiungere poche righe riguardo a ciò nell’ordinanza
112/2022 considerando anche questa categoria di lavoratori, scrivendo chiaramente della possibilità di non
essere esclusi da incarichi al 31/08 o al 30/06 proveniente dalla successiva chiamata da Graduatoria di
Istituto. Sappiamo benissimo che spesso le situazioni personali dei docenti di religione cambiano al di là
della propria volontà e la rinuncia a priori, di fatto, sembra un’ulteriore punizione”
L’ufficio legale del SAIR propone di inviare comunque una comunicazione in carta libera all’ufficio scolastico
provinciale in cui si è inserti in GPS per altro insegnamento, in cui si comunica che per l’anno scolastico
2022/23 si è intenzionati ad accettare un Incarico di Religione cattolica, chiedendo contestualmente di non
essere esclusi dalla possibilità di conferimento di eventuali cattedre da Graduatorie di Istituto o spezzoni
pari o superiori a 7 ore, trovandosi nella posizione particolare di incaricato annuale e magari nell’incertezza
del conferimento o conferma dell’incarico di religione.
Ufficio Stampa